Michelle Bachelet, Presidente del Cile, sostiene: "Una Nazione, può diventare prospera senza perdere l'anima. Si può creare ricchezza senza contaminare l'acqua che beviamo o l'aria che respiriamo, si possono stimolare quelli che davanti avanzano, e allo stesso tempo si possono aiutare quelli che restano indietro.”
Alla politica, dobbiamo rivolgerci tutti con la coerenza di vita. I cittadini aspettano coerenza dai politici che hanno eletto: che siano fedeli al programma concordato, che si dedichino al bene comune, che siano onesti e oculati nell'amministrare le risorse finanziarie.
Facciamo in modo che il dibattito elettorale si svolga in condizioni di civiltà e di chiarezza, favorendo la necessità, di mettere gli elettori in condizione di comprendere meglio i problemi che attraversano la nostra società e le loro possibili soluzioni. Il rischio è che si cada in una girandola di polemiche stucchevoli, improduttive, che i cittadini non gradirebbero e non capirebbero.
Le donne sono pronte a conferire in politica chiarezza d’idee, naturale serietà, impegno caparbio e sincero, insomma buone referenze talvolta non apprezzate nella giusta misura, anzi fatte oggetto di una miope indifferenza se non addirittura di una stupida derisione. Le donne sono pronte a non spaventarsi del carattere oggi troppo pragmatico della politica, e s’impegnano a riportare valori e ideali che vanno oltre la concreta azione, sopra e oltre le convenienze personali.
Le donne vogliono impegnarsi a monitorare e contrastare il progressivo scivolare verso un sistema di oligarchie che hanno bisogno di governare su persone mediocri, che si baloccano con gli arrivismi e il piatto conformismo. E sappiamo che un certo tipo di devianza può diventare protagonismo; preoccupante protagonismo.
Le donne, ancora, vogliono una sana normalità che non degradi nella mediocrità, per questo vogliono dare il loro contributo alla costruzione di una teoria politica sistematica, di un progetto che assegni chiare priorità, significati e importanza specifica ai fattori che costituiscono la convivenza societaria.
Per fare questo si ha bisogno di riflessione, studio, elaborazione e cultura; di coinvolgimento di giovani e adulti, insomma di tante persone di buona volontà, impegnate nell'applicazione che riscatta dalla banalità e dal pettegolezzo. Il profeta Osea indicava come avvento dello Spirito la realizzazione della promessa che anche le donne avrebbero profetizzato. Confidiamo tutte in quest’annuncio.
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martedì 25 novembre 2008
venerdì 21 novembre 2008
Per le donne / 2
Quale politica desiderano le donne? Come dovrebbe essere fatta?
A queste domande si potrebbero fornire risposte assai diverse. Sicuramente, noi donne sappiamo quale politica non vogliamo.
Non vogliamo una politica urlata. Una politica che segue unicamente il potere per il potere. Non vogliamo il confronto che scade nell'alterco e nelle offese personali. Lamentiamo la mancanza d’idee e programmi seri e concreti. Scatole vuote vendute da professionisti della comunicazione. Non apprezziamo chi si preoccupa solo di saper vendere meglio, magari il prodotto più scadente, interessato unicamente al risultato della vendita, cioè la conquista del potere. Non vogliamo una politica intesa solo come scienza dell'organizzazione del potere. Non vogliamo più tollerare, specie nella crisi attuale, il sistema chiuso: economia e politica.
Le recenti vicende che stanno interessando il sistema bancario e finanziario italiano, ci stanno dimostrando che l'inestricabile intreccio economia-partiti è solo un punto di arrivo di un unico processo secolare, che ha considerato la politica come il luogo esclusivo della gestione del potere, e l'economia come il luogo che doveva occuparsi solo di aumentare la ricchezza del Paese. In questa divisione è rimasto fuori l’elemento più importante: "la società civile", avendo costruito un mondo a due sole dimensioni, con gravissimo danno. In questo modo, infatti, la politica si allea con il mercato e da vita a un duopolio che tende a occupare tutti gli spazi della società.
Il cittadino è ridotto a elettore e consumatore, terreno di conquista del partito e dell'impresa di turno.
Sono convinta che la soluzione di questa crisi dovrà emergere da una nuova primavera della società civile.
A queste domande si potrebbero fornire risposte assai diverse. Sicuramente, noi donne sappiamo quale politica non vogliamo.
Non vogliamo una politica urlata. Una politica che segue unicamente il potere per il potere. Non vogliamo il confronto che scade nell'alterco e nelle offese personali. Lamentiamo la mancanza d’idee e programmi seri e concreti. Scatole vuote vendute da professionisti della comunicazione. Non apprezziamo chi si preoccupa solo di saper vendere meglio, magari il prodotto più scadente, interessato unicamente al risultato della vendita, cioè la conquista del potere. Non vogliamo una politica intesa solo come scienza dell'organizzazione del potere. Non vogliamo più tollerare, specie nella crisi attuale, il sistema chiuso: economia e politica.
Le recenti vicende che stanno interessando il sistema bancario e finanziario italiano, ci stanno dimostrando che l'inestricabile intreccio economia-partiti è solo un punto di arrivo di un unico processo secolare, che ha considerato la politica come il luogo esclusivo della gestione del potere, e l'economia come il luogo che doveva occuparsi solo di aumentare la ricchezza del Paese. In questa divisione è rimasto fuori l’elemento più importante: "la società civile", avendo costruito un mondo a due sole dimensioni, con gravissimo danno. In questo modo, infatti, la politica si allea con il mercato e da vita a un duopolio che tende a occupare tutti gli spazi della società.
Il cittadino è ridotto a elettore e consumatore, terreno di conquista del partito e dell'impresa di turno.
Sono convinta che la soluzione di questa crisi dovrà emergere da una nuova primavera della società civile.
Per le donne / 1
Coinvolgere di più le donne, accettare il loro contributo, dare loro le stesse opportunità, concedere spazi alla pari e non collocazioni residuali dovrebbe essere la vera sfida, per ogni buon partito che rispetti l'"altra metà del cielo".
Non facciamoci facili illusioni, non è vero che la partecipazione delle donne sia in progressione lineare dal tempo passato ad oggi. Il numero delle donne che in Occidente ha accesso al potere è ancora molto ridotto. Le donne Primo Ministro sono in numero inferiore alle regine o reggenti nel Medioevo. Sempre riferendoci a Mill, egli era convinto che la liberazione delle donne avrebbe portato grandi benefici alla sfera pubblica, incrementando in ampia misura la "quantità di talento individuale disponibile alla conduzione degli affari umani. Talento di cui non siamo certo così ben forniti da poterci permettere il lusso di rinunciare a una metà di ciò che la natura offre".
Gli individui, uomini e donne, sono formalmente uguali al momento di votare, ma sono e restano totalmente disuguali nella società, con diversissime capacità di influenzare, dirigere o rendersi protagonisti nel processo elettorale.
Non possiamo negare che le competizioni elettorali moderne non si combattono a pari livello e le spese elettorali sono aumentate vertiginosamente senza alcun controllo.
Si fa riferimento a sovvenzioni private per vincere le elezioni, ma la contropartita è l'assegnazione di redditizi appalti ai finanziatori o la collocazione di loro amici e familiari in posizioni di prestigio.
In questo modo il sistema dei partiti incontra grande difficoltà a restare immune da questi processi, spesso non riuscendo a sviluppare anticorpi sufficienti a resistere alla sdrucciolevole china che porta alla corruzione.
Più donne in politica significa anche più freno a questa china inarrestabile.
Ritengo che uscire dalla scleratizzazione del presente, prima ancora che una necessità "volgarmente" politica, sia una necessità che si caratterizza come fermento, inquietudine, proiezione verso un nuovo orizzonte della storia.
Rinunciare per principio adesso, in favore di idee già razionalmente cristallizzate, significa abbandonare il luogo in cui il futuro si fa avanti.
Non facciamoci facili illusioni, non è vero che la partecipazione delle donne sia in progressione lineare dal tempo passato ad oggi. Il numero delle donne che in Occidente ha accesso al potere è ancora molto ridotto. Le donne Primo Ministro sono in numero inferiore alle regine o reggenti nel Medioevo. Sempre riferendoci a Mill, egli era convinto che la liberazione delle donne avrebbe portato grandi benefici alla sfera pubblica, incrementando in ampia misura la "quantità di talento individuale disponibile alla conduzione degli affari umani. Talento di cui non siamo certo così ben forniti da poterci permettere il lusso di rinunciare a una metà di ciò che la natura offre".
Gli individui, uomini e donne, sono formalmente uguali al momento di votare, ma sono e restano totalmente disuguali nella società, con diversissime capacità di influenzare, dirigere o rendersi protagonisti nel processo elettorale.
Non possiamo negare che le competizioni elettorali moderne non si combattono a pari livello e le spese elettorali sono aumentate vertiginosamente senza alcun controllo.
Si fa riferimento a sovvenzioni private per vincere le elezioni, ma la contropartita è l'assegnazione di redditizi appalti ai finanziatori o la collocazione di loro amici e familiari in posizioni di prestigio.
In questo modo il sistema dei partiti incontra grande difficoltà a restare immune da questi processi, spesso non riuscendo a sviluppare anticorpi sufficienti a resistere alla sdrucciolevole china che porta alla corruzione.
Più donne in politica significa anche più freno a questa china inarrestabile.
Ritengo che uscire dalla scleratizzazione del presente, prima ancora che una necessità "volgarmente" politica, sia una necessità che si caratterizza come fermento, inquietudine, proiezione verso un nuovo orizzonte della storia.
Rinunciare per principio adesso, in favore di idee già razionalmente cristallizzate, significa abbandonare il luogo in cui il futuro si fa avanti.
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